Andamento lento
Dopo la favola dell’assedio che avrebbe fatto cadere Sirte in poche ore, seguita dall’assalto finale, poi da quello decisivo, da quello definitivo e da quello davvero definitivo, anche il comandante della campagna aerea della Nato in Libia, il generale Ralph J. Jodice II, ha dovuto ammetterlo al New York Times: “Siamo tutti sorpresi dalla tenacia delle forze fedeli a Gheddafi”. Per il generale americano “è stato davvero interessante vedere quanto fiera e determinata è stata la loro resistenza”.

Jodice sa che, per quanto “ai lealisti non restino vie d’uscita”, “la Nato può fare poco per condizionare i combattimenti: da quando i ribelli sono entrati in città lo scontro è tra le forze a terra”. E, come ogni volta che le sorti di questo conflitto sono state affidate soltanto ai ribelli, il quadro è diventato poco suggestivo, secondo il generale Jodice: per conquistare parte della città (l’ospedale, l’università e il centro conferenze Ouagadougou, quartier generale dei lealisti) i ribelli stanno combattendo dal 15 settembre. Se ieri è caduto il quartier generale della polizia di Sirte è perché la resistenza delle milizie fedeli al colonnello Gheddafi si è di colpo affievolita.
Senza l’aiuto della Nato e delle forze speciali straniere i ribelli stentano ad avanzare, per quanto si ricoprano di munizioni e pelli da lottatori. L’assedio all’altra roccaforte del rais libico, Bani Walid, procede più lentamente del previsto. Ogni giorno i ribelli prendono le jeep che hanno incattivito con imprecisi lanciarazzi e si dirigono verso l’altura su cui è costruita la città. Ogni giorno, dall’alto, i cecchini ne fanno strage. Finito l’attacco, riparano nei loro campi, a fare la conta dei caduti (diciassette lunedì, più cinquanta feriti). Di fronte a questa frustrante inconcludenza, in molti stanno abbandonando le forze del Cnt. “Un padre martire sarebbe un onore per i miei bambini, ma non in questo modo caotico e malato”, ha detto all’Associated Press un ex combattente, fresco di diserzione a Bani Walid. “In città è raccolta la feccia di tutta la Libia”, ha detto il suo comandante, Osama al Fasi, “eppure la resistenza che stiamo incontrando ci ha sconvolti”.